SU “LA STAMPA” DI TORINO: TRIESTE CON LA BORA E’ UNA CITTA’ DI SQUILIBRATI MENTALI !!

CARTOLINA DA TRIESTE

A Trieste in ogni famiglia c’è un matto, o quantomeno uno strambo. Ce lo dice La Stampa che ha pubblicato una simpatica paginata dedicata alla bora, firmata dal signor Giuseppe O. Longo.(http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=9765). Come potrete leggere nell’articolo si sostiene che la forza della bora ha un’influenza negativa “che si manifesta nella mente, oltre che nel corpo, non posso impedirmi di pensare alle statistiche dei suicidi, che vedono Trieste in cima alla graduatoria delle città italiane o alla frequenza di malattie mentali”. Ora, per quel che riguarda il primato di Trieste nei suicidi al signor Longo e alla Stampa diamo lettura di una nota dell’Ansa (servizio di cui dovrebbe disporre il quotidiano della Fiat) dello scorso 11 settembre “Trieste non e’ più la ”città dei suicidi”, che nel capoluogo giuliano si sono più che dimezzati negli ultimi 20 anni, passando dai 25,49 per ogni 100 mila abitanti dei primi anni ’90 al 13,08 degli ultimi sette. Ancora più marcato il calo riscontrato nel primi otto mesi del 2011 (9,1 ogni 100 mila residente) assieme alla drastica riduzione del fenomeno delle ”morti solitarie” degli anziani”. Ora le opinioni sono opinioni, ma i numeri sono numeri, anche a Torino crediamo. Ma non è finita, perché, come detto in apertura, per La Stampa, come dove c’è Barilla c’è casa, così a Trieste dove c’è una famiglia c’è un matto, leggete un po’: “Trieste è la fucina delle riforme del sistema psichiatrico perché quasi ogni famiglia ha un componente matto o almeno squilibrato o almeno strambo, basta andare nella zona di via Giulia, dalle parti della Rotonda del Boschetto e osservare i passanti, per vedere che guasti può fare alla psiche umana un vento come la bora che insiste da secoli se non da millenni su questa zona, levigando alberi e rocce e picchiando sulla nuca della gente, tanto che molti presentano un occipitale a filo del collo, scarso o addirittura privo di capelli, come per una badilata”. Noi, che in questa città ci viviamo e ce la godiamo, soprattutto per quello che sa offrire (a Torino d’estate con l’umidità e senza il mare, là sì che c’è da spararsi), lasciamo ai lettori ogni commento su questa ennesima e scomposta fotografia di Trieste in cui ci si fatica a riconoscere.

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