LO SCARICABARILE

Le cose vanno un po’ così. Quando non si riesce a fronteggiare la realtà e a risolvere prontamente i problemi lo schema number one è quello di scaricare il barile: in questo caso a chi c’era prima. Per quei pochi che non si fossero accorti stiamo parlando delle varie disgrazie che hanno riguardato la nostra città: il tetto del Carciotti in parte volato con la bora, lo scoppio degli idranti della biblioteca civica e ieri le reprimenda contro la destinazione di via Cumano quale polo museale. Beninteso, chi ha governato prima, essendo umano, di errori certamente ne ha commessi, ma attenzione ad un punto: amministrare, specialmente di questi tempi, è come usare una coperta, se la tiri da una parte l’altra resta inevitabilmente scoperta. Se vuoi uno dei sistemi di welfare più efficienti del Paese, ad esempio, devi anche accettare certi compromessi in termini di spesa, a meno che non si abbia una stamperia di Euro in cantina. Poi ci sono i personaggi che popolano questa commedia dello scarico: c’è il pluripentito, il pensionato del Comune che ai gerani preferisce regolare i propri conti su facebook, e poi c’è chi governa la città (da quasi un anno) che davanti al problema opta per lo scarico del barile, così come fatto dall’assessore comunale ai Lavori pubblici (vedi foto) a mezzo stampa. Si crea così una realtà virtuale, dove una momentanea assenza di risultati sfuma nell’incosistenza delle polemiche e degli annunci (spettacolari quelli sulla raccolta differenziata, di cui sul Bollettino ne abbiamo dato ampia diffusione). Ora, a proposito di risultati e di cambiamenti annunciati, riportiamo lo sfogo di una dirigente (non in pensione) apparso tempo fa sul Piccolo sul tema della Cultura, che doveva essere il cavallo di battaglia del new deal della nuova Amministrazione. Provate a leggerla e poi liberi, come sempre, di farvi la vostra opinione.

Dice la dottoressa Masau Dan, direttrice del Museo Revoltella: “L’assessore alla Cultura Mariani ha scritto un ottimo programma, ma in 7 mesi non s’è visto niente di realizzato, intanto gli ingressi ai musei calano vistosamente, il Sartorio è aperto per poche ore, quello di San Giusto è rimasto chiuso a Natale, alla Pescheria non s’è fatto nulla, il Museo del Risorgimento è ridotto a una vergogna e ci si avvicina all’anniversario della prima Guerra mondiale, è una spaventosa responsabilità accettare in assenza di un obiettivo definito, di una visione concreta. Cambiare assetti non è mica come cambiare piastrelle in bagno...»

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