Trieste/Udine (1): diversi destini, stessi stadi. Vuoti

Se Atene piange, Sparta non ride. Eppure sulla carta non ci sarebbe confronto: loro terzi in classifica di seria A e unica italiana in Europa League, noi come una specie di Concordia che lentamente sta scivolando negli abissi, con Schettino Aletti che se n’è scappato via a bordo di una Fiat Uno della società. Da una parte il modello Udinese, fatto di giovani, gestione societaria illuminata e di successi, dall’altra il deserto lasciato dal faccendiere di turno che ha spolpato non solo le casse, ma anche la passione dei triestini per la loro squadra. Il cielo e l’abisso, verrebbe da dire, ma sotto, sotto, cova un preoccupante malessere anche in casa loro. Basta guardare la foto per darsi una risposta: ad Udine la gente non va più allo stadio, che appare sempre mezzo, se non tre quarti vuoto. Tanto che nel corso dell’ultima partita casalinga di Coppa, contro i greci del Panatinaikos, erano quasi più numerosi i supporter ellenici che quelli friulani. La cosa ha fatto imbestialire il presidente Pozzo che, bontà sua, a ricordato al mondo che esiste la Triestina: “Nemmeno l’ultima partecipazione alla Champions League ha saputo creare entusiasmo ed attaccamento nei confronti di una squadra che, continuando in questa maniera, corre il serio rischio di andare incontro allo stesso declino che abbiamo visto a Trieste. La realtà è che venendo meno la passione dei tifosi per la Triestina sono venute anche a mancare le condizioni per lo sviluppo delle ambizioni della Società. E temo che a Udine possa ripetersi la stessa situazione “. Già Udine, una città dove dagli uffici del sindaco Honsell partono appelli ai tifosi per essere presenti alle partite. Udine, una città che sta per varare la costruzione di uno stadio nuovo. Ma a questo punto, verrebbe da chiedersi, per chi?

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