Oggi sole e 20 gradi: si è svegliata dal letargo la brandina che c’è in noi

Oggi 20 gradi: le prime avanguardie di un esercito che dopo la ritirata invernale sono uscite dalle trincee. Perché a Trieste la brandina con l’asciugamano sono il simbolo di una realtà immobile, fuori dal tempo della competizione globale, fuori dai meteorismi cerebrali di un Paese che si misura in un termine (spread) che fino a sei mesi fa la quasi totalità degli italiani nemmeno sapeva che esistesse. Perché Trieste da almeno tre generazioni è immersa in una realtà autonoma, fatta da una popolazione che per il 70 per cento dipende da qualcosa di Pubblico e quindi in buona parte immune da quei sconvolgimenti che solo pochi chilometri dopo Sistiana presentano numeri e situazioni ben più pesanti. E’ per questo che la brandina diventa il simbolo di un tempo che è autogestito dalle convergenze climatiche delle stagioni. Nulla ha cambiato lo style of life dei triestini: dagli attentati di Settembre nero nel ’72, alla caduta dei confini, dalle guerre balcaniche ai fallimenti delle sue società sportive. I nostri nonni e i nostri genitori andavano in Yugoslavia negli anni ’70 a far benzina e a comprar le sigarette? Oggi, trenta lustri dopo, accade la stessa cosa con la Slovenia, anche se i suoi casinò sono in crisi da quando a Trieste c’è una slot machine per abitante. E fa niente se domani pioverà e la prossima settimana tornerà il freddo, intanto oggi la brandina che c’è in noi si è svegliata dal letargo.

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