Il Sole 24 Ore riaccende il rigassificatore: “I veri interessi della collettività e la miopia locale”

Dopo aver messo in luce ieri l’italico tira e molla di Brindisi, che ha fatto scappare dopo 11 anni (!|) di aria fritta gli inglesi di British Gas, oggi è la volta di Trieste. Il Sole 24 Ore non fa sconti e si lancia nella narrazione della bizzarra cronistoria del progetto di Zaule, mai decollato dal lontano 2004, anche se  partito con il consenso dell’allora regione guidata da Illy e adesso stoppato dal Comune di Cosolini (che di Illy era assessore). Sette anni di melina sono sufficienti al Sole per configurare il caso triestino quasi alla stregua di quello pugliese. Infatti, nella stessa pagina, la prima dell’allegato Impresa & Territori, trionfa un pezzo di spalla che riporta un titolo emblematico: “I veri interessi della collettività e la miopia locale”, a riguardo del quale ogni riferimento al rigassificatore di Trieste non pare affatto casuale. Ma siccome la forza e l’attendibilità del quotidiano di Confindustria sta in primo luogo nei numeri, noi ve li diamo: per riflettere, per ragionare se possibile con serenità su un progetto che forse Trieste non può permettersi di sacrificare sull’altare degli Ayatollah dell’ambientalismo senza almeno pensarci due volte.
500 milioni investimento complessivo
40 mesi tempo per la costruzione, nella cui fase previsto impiego 4515 posti di lavoro (1300 nel manifatturiero, 2400 nelle costruzioni e 700 nei servizi)
A regime 70 occupati nell’impianto e 320 posti nell’indotto
Bonifica del sito inquinato dell’ex Esso 40 milioni di Euro in carico a Gas Natural
A questo punto la domanda sorge spontanea: a fronte di tutto ciò, ci sono per Trieste vere, reali e concrete alternative per la bonifica, lo sviluppo e l’occupazione che non alberghino nel regno di Fantasilandia?

 

 

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