Massaggi cinesi: più che curare il colpo della strega, si offrivano mani di fata

Viste le cinesine in minigonna, che uscivano dai centri messaggi dalle vetrine foderate di rosa, diciamo che era in qualche modo intuibile una certa estensione dell’area corporea soggetta alla manipolazione riabilitativa. Anche gli orari di chiusura erano indice di un’attività rivolta anche a chi, invece di curare i colpi della strega, in realtà cercava qualche sapiente mano di fata. Su questo bel mondo dagli occhi a mandorla, che in pochi mesi ha invaso la città con diversi locali, è calata la scure della legge. Controlli, chiusure e denunce. Ad onor di una certa cura dell’igiene e della prevenzione va detto che, fra i corpi del reato, si annotano confezioni industriali di preservativi, a dimostrazione che certi luoghi comuni su una certa anarchia nei luoghi di lavoro gestiti dagli orientali sono privi di fondamento. Finita la pacchia per i pensionati in cerca di emozioni con le cinesine bonsai? Mica tanto, perché saranno state bonsai nelle dimensioni, ma i prezzi, stando alle cronache, arrivavano come minimo al centino per allargare la sfera della prestazione ai tocchi proibiti. Cento Euri, in tempi di rigore montiano, in teoria sarebbero un bel salasso. E invece, la generazione dei “muloni col ciodo in testa”, quella che non molla mai il colpo, timbrava in massa il cartellino delle presenze ai vari centri Cin Ciun Cian: professionisti, impiegati, trapoleri, pensionati che nonostante la botta dell’Imu prossima a venire, hanno preferito VENIRE PRIMA… dell’Imu.   

(a proposito di chinagirls… clicca qui per il nostro precedente articolo sull’argomento)

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