Calenda delenda est. Obiettivo Rossetti: siluri di Cosolini al Direttore artistico. All’orizzonte la rivincita della sinistra “impegnata” sul teatro dei record.

Non passa impunita la presidenza del Rossetti di Lippi, perché uomo espressione residuale del centrodestra. Non passa impunita la leggerezza dei musical, perché le masse vanno educate e non fatte sollazzare con la musica degli Abba, come mormorava con fastidio da tempo il sinedrio della conventicole vicine alla sinistra impegnata. Non passa impunita una direzione, come quella di Calenda, politicamente autonoma. Tanto autonoma che in questi anni, di potere locale orientato a destra, siano passati sul palcoscenico del Rossetti noti artisti filo berlusconiani come Dario Fo, famosi comici asserviti al potere di Arcore tipo Maurizio Crozza e giornalisti show-man al soldo di Mediaset del calibro di Marco Travaglio. Niente di tutto ciò può passare impunito perché il Comune ha il fiato sul collo di quella sinistra di cui sopra, che considera la cultura a sé organica e inserita nel circuito chiuso dell’elitarismo. E quindi non è casuale il tono caustico usato dal Sindaco sul doppio ruolo di Calenda, quello di regista e di direttore. Si badi bene, un doppio ruolo che oggi a Trieste si fa passare per sconveniente, ma che è stato parte del successo del Rossetti grazie al prestigio e alle relazioni artistiche proprio di Calenda. Quel doppio ruolo che ora, però, nella new wave cosoliniana, diventa il grimaldello per aprire le porte dello Stabile a quella che possiamo definire la vera NomenKultura.

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