Trieste non è una città per il calcio: la Juve vince lo scudetto in uno stadio semivuoto, l’Unione umiliata vede l’abisso

 Nella decisiva sfida con il Prato per evitare i play-out (che tristezza, ripensando a Lucca dieci anni fa) la Triestina riesce a prenderne 5 e finire in otto. Nervosismo ed inconsistenza caratteriale, oltre che tecnica, fanno presupporre che gli spareggi salvezza saranno un altro calvario. Siccome al peggio non c’è mai fine, va detto che in caso di retrocessione e relativo poi fallimento si dovrebbe ricominciare dall’Eccellenza, neanche dalla serie D. Praticamente la disintegrazione nucleare dell’Unione, ridotta alla stracittadina con il San Luigi e, in un’ottica provinciale, alle trasferte con il Muggia e con il Kras, sempre che quest’ultimo non venga promosso diventando così la prima squadra dell’area giuliana. Ma a farci annusare l’odore del calcio che conta ci ha pensato il presidente Cellino, con la collaborazione del Comune, disputando a Trieste quattro partite di campionato del Cagliari. Un bel regalo alla città, ci è stato detto. Ma regalo un paio di palle: un nucleo familiare, in gradinata, senza Champagne e servizio al tavolo, è arrivato a pagare fino a 400 Euro. Risultato: per la partita della Juve, che poi ha assegnato lo scudetto, il Rocco – come si può vedere anche nella foto – era semivuoto (titolo della Gazzetta). Difficile parlare allora di alberghi pieni e di indotto per la città quando allo stadio c’erano poco più di diecimila persone. Avrebbe potuto essere una bella festa con un significativo ritorno d’immagine per Trieste, invece è stato solo un tentativo, peraltro non riuscitissimo, di far cassa nel momento e nel posto sbagliati.  

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