Wilkipedia, più che storia è fantascienza. L’occupazione yugoslava diventa una passeggiata di salute, mentre le date sono numeri del lotto.

La storia siamo noi. Anzi la storia la facciamo noi. Nel caso di Wilkipedia la storia la scrivono gli altri, un po’ come gli pare. Il riferimento è la fine della seconda guerra mondiale nell’Istria e nella Venezia Giulia. In particolare l’attacco finale delle forze di Tito in direzione di Trieste. Già con le date non ci siamo perché l’enciclopedia telematica parla del ’44, anticipando di un anno gli eventi in questione. Poi colloca assedio e conquista di Fiume il 18 agosto del 44, quando invece le armate yugoslave entrarono nella città quarnerina il 3 maggio del 45. Sempre in una visione fantascientifica si narra dell’avanzata titina nelle isole dalmate dove “vennero accolti come liberatori dalle popolazioni locali”. In realtà, come ben sappiamo, si verificarono addirittura delle forme di controresistenza partigiana contro gli yugoslavi. Nell’allegra enciclopedia informatica più usata nella rete si registra anche un macrospico errore interpretativo della strategia di Tito, il quale nella realtà puntò dritto come un razzo su Trieste e Gorizia per cercare di arrivare prima degli alleati e papparsele; al contrario Wilkipedia parla di un percorso ben diverso dell’esercito yugoslavo, che sarebbe partito dalla conquista di Pola per arrivare a Capodistria nel mese di gennaio, quando invece Pola fu occupata solo dopo Trieste, il 5 maggio. Gran finale con la Seconda armata di Tito che “aveva marciato tranquillamente senza incontrare resistenza fino a 30 km da Trieste (25 febbraio 1945)”. Sì, ma in che film? Basti pensare che il 27 aprile del ’45 le truppe yugo sono ancora a 41 kmda Trieste. Insomma siamo alle solite, uno si distrae un attimo e subito la storia assume dei contenuti politicamente più convenienti guarda caso a quei gruppi ideologici e culturali che per 50 anni, con la complicità di una certa area moderata, hanno nascosto la verità di quello che effettivamente accadde nelle nostre terre in quel drammatico periodo. Ma cascano male, perché noi la guardia non la abbassiamo mai…    
Ringraziamo per la segnalazione inviataci via mail il nostro attento lettore Franco Brussi.
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