Quella “piccola” Trieste che sbatte la porta in faccia al “Grande” Lelio Lutazzi.

Lelio Luttazzi era un grande. E punto. Un grande triestino, che negli ultimi anni della sua vita decise di lasciare Roma per tornare nella sua, nella nostra, città, con un tanto nobile, quanto raro, gesto di amore e di affetto per le proprie origini. E Trieste oggi che fa? Sbatte la porta in faccia alla sua memoria e lo fa fare sul Piccolo da una funzionaria del Comune, come si trattasse dell’acquisto di un nuovo quadro per la collezione del Revoltella e non la realizzazione di una mostra internazionale che riguarda un suo illustre concittadino. C’è una rassegna sulla carriera di Luttazzi, sulla sua musica, sul suo essere originalmente uomo di cultura, di musica e di spettacolo, che Trieste – a differenza di Torino, Milano, Bologna, Parigi e Berlino – si rifiuta di voler ospitare. Per difendere l’indifendibile il Comune parla di costi, omettendo che una cosa sono i soldi dell’amministrazione, altro sono le risorse ottenibili da quei soggetti che ordinariamente sostengono gli enti. Ma è solo una questione di scelte, più che di cassa. E fa rabbia pensare che un uomo come Luttazzi, vittima  nella sua vita di un errore giudiziario, di un’ingiustizia, che subì con grande dignità, ma che gli segnò la carriera, oggi trovi da parte del Comune questa risposta pavida, oltre che – come definita dal Piccolo – “inspiegabile”. Verrebbe da pensare Luttazzi vittima, oggi come allora, di quell’ipocrisia che striscia sempre nella nostra società e che, guarda caso, colpisce soprattutto chi non ha manifestato certe rituali appartenenze. Luttazzi, e abbiamo scelto questa foto perché ne rende l’idea, coltivava il proprio talento con uno stile oggi irreperibile a qualsiasi latitudine. Ma la sua storia di musicista, di attore, di scrittore e di uomo di spettacolo viene da lontano nel tempo. Ce ne rendiamo conto, ma basta informarsi, raccogliere testimonianze. Come abbiamo fatto noi.  Per questo la storia non finisce qua. Faremo la lista e la somma di quello che il Comune spende per la fin qui evanescente politica culturale (d’altronde non c’è manco un assessore), mitigata dall’omertà di un sistema – quello culturale per l’appunto- che, salvo rarissime eccezioni, è militarmente organico alla sinistra. E poi vedremo quali sono state le priorità rispetto al ricordo di Luttazzi. Alla fine riportiamo le parole della signora Rossana, che ha con grande caparbietà ha portato avanti questo progetto pensato e realizzato all’insegna del legame fra Lelio e la sua Trieste. “Se penso all’immenso amore che Lelio aveva per questa città, mi si stringe il cuore e mi viene da piangere”. Anche a noi.

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