Al via il promesso rinascimento culturale di Trieste. Chiuso il Verdi per tre mesi.


E’ singolare che la mazzata che accoppa un soggetto primario della cultura cittadina come il Teatro Verdi venga inferto da un allineamento locale dei pianeti tendente alla sinistra. “La cultura, cha cha, non ti cura”‘ cantavano gli Skyantos, ma la cultura era, a livello programmatico, il punto vero di svolta che la nuova amministrazione aveva promesso. E in effetti una svolta l’ha data: all’incontrario però. Parliamo della Pescheria? Qualcuno ha visto le mostre internazionali di cui si era blaterato per anni, salvo poi proporre per la Barcolana uno squalo di cartone (pure ammaccato) e qualche bottiglia di vino? Parliamo del Rossetti, alla cui guida la triste e pesante “Intellighenzia” di sinistra punta a ribaltare la direzione, con l’obiettivo parallelo di mortificare il lavoro ultradecennale di successo di Antonio Calenda e del suo staff? E perchè non ricordare anche la bella figura fatta a livello nazionale, negando la collaborazione e l’ospitalità alla mostra di Lelio Luttazzi, di cui abbiamo già dato dovuto conto riprendendo quanto riportato dal Piccolo. Infine, facciamo presente che un assessore alla cultura se n’è andato via, senza che da mesi qualcuno abbia preso il suo posto. Insomma verrebbe da dire: chi di cultura ferisce, di cultura perisce. Intanto quest’estate il Verdi chiude per tre mesi, cosa mai vista prima dai tempi della guerra. Prima di blindare i battenti ci sarà però il tempo di allestire la Vedova allegra. Di questi tempi, sarà la sola ad esserlo…

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