L’altra verità. Il rigassificatore rilancerebbe economicamente il territorio: aumento del Pil, ricadute fiscali e lavoro.

Rigassificatore: 257 occupati per la costruzione, 400 per l’impianto Impatto fiscale del cantiere: 143 milioni di euro, di cui 25 per il territorio. Questi sono i numeri dello studio di Nomisma (società vicina a Prodi) messi in evidenza oggi da un articolo del Piccolo. Numeri che  delineano un indotto e un effetto diretto di rilancio per l’economia cittadina, ridotta attualmente alla canna del gas. Certo, ci sarebbero alcuni problemini come quelli del cloro versato a mare e dell’abbassamento della temperatura dell’acqua del Golfo, che andrebbero necessariamente chiariti. Ma al netto di questi ed altri dubbi che legittimamente in buona fede alcuni (non tutti) si sono posti, la città si può permettere di dire aprioristicamente no? Quali alternative ci sono reali di sviluppo oggi? Ovvio, a chi non piacerebbe produrre reddito con la coltivazione di ciclamini e l’allevamento di farfalle, ma di per sé ogni stabilimento produttivo comporta un certo impatto ambientale, mentre ricordiamo che il settore industriale a Trieste è sceso sotto la soglia, già inquietante, del 10%. Chissà se su questi dati si riuscirà ad aprire un confronto sereno, o se prevarrà la foga populista del diniego sempre e comunque, salvo poi lamentarsi che la città è ingessata, ferma e in pieno declino.  

Articolo di Marco Visita – redazione bollettino ts

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