In Slovenia Tito è ban-dito, da noi invece veleggiano ancora le bandiere della vecchia Yugoslavia comunista.

In Slovenia vivono nel presente, in Italia più di qualcuno è rimasto fermo al 1945.
A Lubiana la sola intenzione di festeggiare in una scuola la data del 25 maggio, giorno della nascita di Tito, provoca la ferma e risoluta reazione del governo sloveno che vieta la realizzazione di qualsiasi evento collegato a questa ricorrenza, anche perché c’è una sentenza della Corte costituzionale che sancisce il fatto che “il maresciallo è il simbolo di un regime totalitario, per cui voler celebrare la sua figura é un atto incostituzionale“. Da noi invece, Madama la Marchesa, le cose vengono prese con una certa cavalleria. Emblematico quello che é accaduto a Gorizia, ma che in parte succede anche a Trieste nel lasso di tempo che va dal 25 aprile al 1 maggio. Nella fattispecie fra Ossario e Piuma, nel goriziano, qualche buontempone ha eretto –  durante la notte – una specie di albero della cuccagna con appesa, oltre alla rituale bandiera rossa, anche quella yugoslava (foto). E come fa notare Fabio Gentile, consigliere comunale a Gorizia, trovandoci fino a prova contraria in Italia, se proprio qualcuno desidera esporre un vessillo di uno stato straniero, la legge prevede che la succitata bandiera  sia obbligatoriamente affiancata da quella europea e italiana.  ( Anche se in questo caso si tratta della bandiera di uno stato totalitario che per fortuna non esiste più. ) Insomma, curiosamente gli unici nostalgici della Yugoslavia non stanno oltre confine (anche perché di là le gioie del comunismo di Tito le hanno provate tutte), ma risiedono in Italia, dove viene concesso loro quello che in Slovenia é severamente proibito.
Come Gentil…mente qualcuno ce lo ha fatto notare, inviandoci anche la foto che pubblichiamo in questo articolo.

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