Trieste non è una città per turisti. Mega immagini prive di qualsiasi informazione per promuovere una mostra in Pescheria.

Ce lo siamo chiesti per un paio di giorni cosa fossero quelle foto, suggestive e particolari, fissate sulle pareti dei palazzi dalle parti del Teatro Romano. E assieme a noi, potete giurarci, tanti altri triestini. Per non parlare dei turisti, che non avranno anche loro di certo afferrato al volo il messaggio contenuto in quelle immagini. Foto di donne, da un paese islamico, da territori arcaici e misteriosi. Poi, casualmente  (grazie a facebook), siamo riusciti a scoprire l’arcano. Perché vedete è solo una minima parte della popolazione quella che legge il giornale fino alla pagina della cultura, non essendo obbligata a farlo per decreto. Comunque si tratta della promozione di una mostra attualmente allestita in pescheria della fotografa polacca, ma da tempo di casa a Trieste, Monika Bulaj. Agli organizzatori, fra i quali il Comune, rivolgiamo un appello: ma perché farsi del male in questo modo? Per quale motivo, sotto le grandi immagini che appaiono sulle pareti dei palazzi cittadini, non vengono riportate le informazioni basilari per poter visitare la mostra, anche per noi poveri mentecatti che, lavorando, non sempre abbiamo il tempo di informarci, oppure per quei quattro coglioni di turisti ai quali, oltre che chiudere i gazebo informativi a ferragosto, non riusciamo neanche a comunicare (magari in inglese) che c’e una mostra nello spazio più prestigioso della città. Comunque, per la cronaca, la mostra allestita in Pescheria e intitolata “Nur luce – appunti afgani” rimarrà aperta fino al 30 settembre. E a quel povero turista ungherese o tedesco o di Rovigo che si trova ad ammirare le mega foto chi glielo dice?

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