Non ci sono più le marce di una volta: 1984 – 2012, la svolta di Menia, oggi a fianco dei kompagni Cosolini, Blazina e Milkovic.

Due foto, due manifestazioni, due epoche e soprattutto due Roberti Menia. Il primo, con il megafono in mano, a fianco di Almerigo Grilz, lo vediamo marciare verso Basovizza con i militanti del Fronte della Gioventù per tenere un comizio sulla libertà nei paesi dell’est oppressi dal comunismo. Correva l’anno 1984 e il clima politico a Trieste era sempre caldo, soprattutto nella contrapposizione fra la destra rappresentata dall’ MSI e il Partito comunista. Per rendere l’idea a chi quegli anni non li ha vissuti, riportiamo qualche riga scritta da Almerigo Grilz e dedicata proprio a quella manifestazione: “L’anno scorso il PCI mobilitò i suoi attivisti, i burocrati della CGIL e di altre organizzazioni parallele, e i gruppi sloveni di sinistra, nel tentativo di impedire con la violenza i comizi del MSI. Ma le aggressioni comuniste vennero ripetutamente e duramente sconfitte nella stessa Basovizza, ad Aurisina, a Prosecco e a Longera“.
Seconda foto e secondo Roberto Menia: Il Menia 2.o. , che questa volta vediamo manifestare a fianco di esponenti che furono proprio di quel PCI che per un lungo periodo non riconobbe allo stesso Menia il diritto di fare comizi sull’altipiano. Ebbero ruoli organici in quel Partito Comunista il sindaco di Trieste Cosolini e la parlamentare rappresentante della minoranza slovena Tamara Blazina, con i quali invece oggi Menia va a braccetto con grande sintonia. Il Menia 2.0 però marcia senza megafono, anche perché il protagonista è il Sindaco, che ha pensato bene di inventarsi la camminata (per altro abortita sul nascere) in Porto Vecchio per far fare un po’ di campagna elettorale all’eurodeputata assenteista Debora Serrachiani. Così nel teatrino del Pd, nel quale c’è spazio anche per il presidente della seconda circoscrizione dell’altipiano Milkovic ben riconoscibile nella foto, Menia sembra trovarsi a proprio agio senza voler cogliere l’evidente strumentalizzazione politica di una situazione, quella del Porto vecchio, che come si è già visto in passato non si risolve certamente con le passeggiate elettorali. Insomma due foto, due epoche e soprattutto i nemici di ieri che sembrano essere diventati gli amici di oggi, mentre agli amici di ieri resta solo l’amaro stupore di veder stravolte in modo innaturale appartenenze a principi che sembravano inossidabili.

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