L’Università di Trieste ospita un’opera teatrale della nipote di Tito che si dichiara “fiera di suo nonno”. Fiera anche delle foibe e dello sterminio di Goli Otok?


La  lista di sinistra universitaria ha pensato bene di organizzare nell’aula magna del nostro ateneo uno spettacolo teatrale scritto dalla nipote di un benefattore dell’umanità come il maresciallo Tito. Lo sfondo del testo è la guerra civile yugoslava, nel cui contesto Svetlana – questo è il nome della nipote – da medico prestò servizio lasciando Belgrado per la Bosnia.  “
Storie di uomini e donne che hanno avuto il coraggio di ribellarsi ai pregiudizi, di rompere la catena dell’odio e della vendetta”, così recita l’invito e chissà se i simpatici ragazzi della Lista di sinistra (link sotto), vista la nobiltà del tema, non trovino per strada l’onestà intellettuale di chiedere a Svetlana Broz se forse, ma forse eh, prima di farci le predicozze contro “l’odio e la vendetta”, non sia il caso di rivedere una sua dichiarazione (“Sono fiera di mio nonno” – vedi link sottoche grida vendetta al cielo da queste parti, visto quello che combinò Tito: tipo la pulizia etnica ai danni di tanti italiani e lo sterminio dei dissidenti politici sull’isola di Goli Otok, così giusto per fare due esempi che non sono proprio cazzate. Perché forse ai buontemponi della Lista di Sinistra sfugge il fatto che proprio Trieste è la città che incarna in maniera particolare le sofferenze generate dal dittatore Tito, anche se, fosse stato per i loro padri e nonni politici, le foibe sarebbero rimaste nel dizionario solamente della cavità carsiche. Ma forse questo necessario chiarimento alla signora Svetlana Broz, prima di ospitare il suo testo teatrale, dovrebbe chiederlo l’Università di Trieste, quella stessa Università che ricevette la medaglia d’oro al valor civile con la seguente motivazione: Per il comportamento coraggioso tenuto dal Rettore, dal Corpo Docente, dagli studenti e dai dipendenti dell’Ateneo che, riaffermando il rispetto delle dignità e delle libertà accademiche, sopportavano fieramente in circostanze difficili e rischiose le tristi conseguenze dell’ultimo conflitto bellico, mantenendo sempre alti, nel segno del tricolore costantemente issato sui propri edifici, il nome e il prestigio della Patria. 1943-1954. Il riferimento al tricolore e al periodo fino al 1954 rappresenta il pericolo, percepito con una certa sofferenza dalla popolazione, di annessione di Trieste alla Yugoslavia di Tito. Giusto per ricordarlo non solo ai brillanti esponenti della lista di sinistra, ma anche ai vertici accademici che la storia dovrebbero conoscerla. 

leggi l ‘intervista alla nipote di Tito : clicca qui

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