Rosy Bindi, dopo Silvio (“più bella che intelligente”) adesso anche il Sindaco di Trieste la sfotte (“Bersani vince se la Bindi non va in tivù ogni sera”)

Cambiano in fretta i tempi. Lo sa bene Rosi Bindi, ieri icona della sinistra anti Berlusconi, oggi presa per i fondelli dai suoi stessi Kompagni di partito; ieri simbolo dell’emancipazione femminile contro le modelle di Arcore, oggi ripudiata financo dal Primo cittadino della nostra Trieste. Eppure per lei tre anni fa, non trenta, scesero in campo le donne impegnate – culturalmente – del Pd, con tanto di maglietta (Non sono una donna a tua disposizione) a lei dedicata per esprimerle solidarietà contro il sarcasmo politicamente scorretto  dell’allora Premier: quel “più bella che intelligente” a dire il vero già edito da Sgarbi un decennio prima. Ma ieri per la Bindi è arrivata la mazzata anche dal Sindaco Cosolini, il quale senza andare tanto per il sottile su facebook e su twitter ha invitato la stessa Bindi a stare a casa e non partecipare ai talk show dedicati alle primarie, altrimenti Bersani rischia di perdere quel consenso che lo distanzia da Cayman Renzi (“Bersani vince se la Bindi non va in tivù ogni sera”). Che malinconico destino per l’anziana Rosi: ieri era una donna non a disposizione del Cavaliere (anche se, viste le frequentazioni di quest’ultimo, esserlo non avrebbe portato ad alcuna conseguenza), e oggi  non è a disposizione – politicamente – neanche dei suoi, nel senso che non la vogliono più. Con buona pace dell’associazione Donne Democratiche, che nell’ottobre del 2009 della Bindi ne fece un suo simbolo di lotta. Dopo trentasei mesi il simbolo non c’è più, è diventato una specie di ferro vecchio, e anche i kompagni di partito sono passati al dileggio, manifestando di fatto “un’ulteriore resa agli schemi culturali del Cavaliere“, direbbe qualcuno. E come dargli torto? 
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