UN ALTRO PONTE. L’irresistibile fiume di retorica dedicato alla grande opera di Trieste: una passerella sul canale.

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La grande opera che Trieste aspettava per il suo rilancio è arrivata. Da quasi un giorno è tutto un trepidare di sguardi di fronte al tanto maestoso, quanto aggraziato, nuovo elemento architettonico che andrà ad arricchire ed ammodernare lo spazio urbano di una Trieste che ormai non ha più barriere e limiti alla sua espansione economica, sociale e culturale. È’ il nuovo ponte, anzi più propriamente passerella (qualche ponte potrebbe querelarci), che senza timore di metafora ardita sarà la fulgida strada sulla quale raggiungerà le sue ambiziose mete il destino della città. Possono allora guardare con folgorante ottimismo al futuro i nostri giovani, che grazie alla passerella vedono materializzarsi i contenuti di una prospettiva di grandi opportunità occupazionali. Ma a trarne beneficio è anche il mondo produttivo, quello delle imprese, che con il congiungimento dei due lati del canale avranno modo di ampliare in maniera esponenziale il volume dei loro affari e dei loro traffici internazionali. Ma con la nuova infrastruttura finalmente si dà anche un segnale importante di discontinuità per quel che che riguarda l’isolamento di Trieste, che deviando i flussi su questa passerella non sarà più tagliata fuori dalle linee ferroviarie nazionali. Per descrivere tutto ciò con l’elegante equilibrio dell’artista, o meglio del poeta, ci affidiamo alla sapiente lirica del consigliere provinciale Francesco Cervesi. Sue infatti sono queste parole, estrapolate da un comunicato stampa che è sicuro non essere uno scherzo: “Quanta fatica, quanti mal di testa, quanto sudore. Operai, tecnici, gruisti: quanta sapienza, quanti mestieri. Quante storie ci sono in questo ponte. Quante speranze riponiamo noi tutti in questa piccola grande opera… Grande per quello che significa: il coraggio delle idee, la volontà di portare fino in fondo i propri progetti , le cose in cui si crede”. Mentre le maniche della camicia vengono sollevate dalla pelle d’oca, non possiamo trattenere anche noi l’emozione e piangere, perché tutto questo è ora realtà. Un’Altro Ponte.

PS. rimanendo in tema di poesie pubblichiamo qui di seguito l’Infinito di Leopardi rivista ed attualizzata da un nostro simpatico lettore il quale, ironia della sorte, di nome si chiama anche lui Giacomo. Grazie Giacomo !

L’Infinito Ponte

«Sempre caro mi fu quest’Altro Ponte,
e questa passerella, che da tanta parte
della chiesa di S.Antonio il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quello, e sovrumani
retoriche, e profondissima quïete
io nel spaceto mi fingo, ove per poco
il cor non s’inebria. E come la bora
odo stormir in questo canale, io quello
infinito ponte a questa città
vo comparando: e mi sovvien il timore,
delle nuove elezioni, e la presente
e viva, e il suon di lui. Così tra in questo canale
s’annega il pensier mio:

e il passeggiar m’è dolce in quest’altro ponte»

Giacomo

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