Botte da orbi fra Kompagni sotto canestro: pesci in faccia fra il Sindaco Cosolini e Matteo Boniciolli, mentre la Pall. Trieste sbaracca.

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Chi l’avrebbe mai detto: da una parte il sindaco di sinistra un tempo appassionato di basket, dall’altra uno dei migliori allenatori italiani, il triestino Matteo Boniciolli, che è stato anche uno dei fautori della rinascita (come consulente) della Pallacanestro Trieste dalla B2 all’attuale seconda serie, ma anche elettore dichiarato dei democratici e dello stesso sindaco Cosolini, oltre che essere figlio dell’ex presidente dell’Autoritá Portuale, Claudio.
Il feeling però fra i due non scatta, anche perché dopo la ritirata del centrodestra dal Comune il nuovo sindaco Cosolini in palazzetto non si fa mai vedere alle partite, preferendo quelle dello Jadran. Finché si arriva al punto di rottura: sponsorizzazioni locali che non arrivano, velate accuse di Boniciolli rivolte al Sindaco di promesse non mantenute, replica stizzita di Cosolini nella quale si accusa la società di far entrare alle partite cani e porci senza pagare il biglietto, fino all’Armageddon di questi giorni con la mail del Sindaco dal Messico dove si invita espressamente Boniciolli a pensare a fare l’allenatore in Kazakistan, località per l’appunto dove l’allenatore triestino adeguatamente retribuito svolge attualmente la sua professione di coach. Sindrome del Ponte? Querele in vista anche per lui? Intanto chi lo prende in quel posto sono i tifosi, o meglio gli abbonati che, di fronte alla scelta della società economicamente in rosso di rinunciare a questo punto della stagione agli americani (tanto non ci sono retrocessioni), di fatto vedono deprezzata l’offerta sportiva in termini di spettacolo. È un po’ come comprare una macchina con gli optional e poi, qualche mese dopo, arriva il concessionario e ti porta via il navigatore e lo stereo. Minimo che uno s’incazza, anche se ormai, più che la rabbia, il sentimento più diffuso fra gli sportivi triestini è quello della rassegnazione.

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