I grillini adottano la legge delle maniglia: in Parlamento portano una famiglia.

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“Sono morti” dice il profeta – pacatamente – a proposito dei politici sopravvissuti al recenteTsunami elettorale, a seguito del quale la setta delle stelle ha aumentato il consenso come lo spread dei tempi migliori. In questo contesto vanno inseriti anche gli strali riservati dal comico genovese agli usi e costumi di una classe dirigente in qualche frangente troppo disinvolta nel gestire il potere. A tal riguardo una delle pratiche più diffuse era quella del nepotismo familiare: dalla tragicomica parabola del Trota alle mogli dei notabili del Pd militarmente piazzate in Parlamento, l’aneddotica è ampia e variegata. Il tutto alla faccia del merito e dell’apertura dei partiti a elementi nuovi ed esterni alla Nomenklatura. Ma questo appartiene ormai al passato: all’orizzonte adesso c’è il grande cambiamento: la rivoluzione morale dei 5 stelle, grazie alla quale di dinastie parlamentari non ne vedremo più. Questo in teoria, perché in pratica accade esattamente l’opposto. Nel collegio Lazio 2 le liste di Grillology hanno prodotto l’elezione formato famiglia: mammá al Senato e il figlio alla Camera. Senatore e onorevole in versione camera, per l’appunto, e cucina. La zia probabilmente era impegnata altrove e questa volta non è scesa in campo, mentre per i nipoti c’è tempo. Al caso ci fosse un nonno, segnaliamo la prossima elezione del Presidente della Repubblica: la candidatura di Grillo espressa a Dario Fo (anni 87) tiene aperta la strada alla vecchia generazione del catetere. Quella stessa che doveva essere superata dai giovani. È dalle loro famiglie a 5 stelle…

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