Accade a TriesteCheCambia : Tram di Opicina fermo da mesi, ma i comitati questa volta tacciono.

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Amici, concittadini e compatrioti, tocca a noi segnalare che l’opinione pubblica triestina ha subito un cambiamento radicale: l’attenzione, la sensibilità e soprattutto il sentimento di partecipazione si sono come dissolti. O meglio, svaniti di fronte ad una Trieste che evidentemente non ha più i problemi di un tempo. Facciamo un esempio: il tram di Opicina. L’assenza del benché minima protesta organizzata ci suggerirebbe che è tutto a posto, che l’antica vettura continua onorevolmente a svolgere il proprio servizio di trasporto pubblico, non solo per i residenti ma anche per i turisti. E invece così non è: da settembre dello scorso anno il tram è semplicemente fermo. Sono otto mesi per la precisione che la tratta non è funzionante. Eppure, a differenza che in passato non abbiamo registrato la levata di scudi – organizzata militarmente – che tre anni fa si levò contro l’allora amministrazione solo per aver segnalato una questione economica sul costo del mitico tram. Oggi, che tutto è bloccato e che il sindaco è stato costretto a correggere il tiro in extremis affermando che si troveranno i soldi per la riapertura del servizio (cosa che non accadrà certo domani), tutti coloro che all’epoca protestavano e organizzavano comitati oggi hanno taciuto. (un silenzio ben sottolineato sul Piccolo di lunedì anche da un breve ma efficace intervento di una consigliera circoscrizionale del PDL – vedi link a fine articolo). Rasenta il comico la posizione dello “scienziato” Paolo Salucci, all’epoca consigliere provinciale del PD ed allo stesso tempo energico promotore del comitato “Giù le mani dal tram di Opcina” che oggi se ne sta silenziato ed assente a fronte di uno stop che per mesi non ha avuto neanche una risposta ufficiale del Comune. Ma leggiamo un passo del Salucci pensiero, in versione 2010: “Ho fondato su Facebook un gruppo «Giù le mani dal Tram di Opicina» perché ritengo minacciato dagli intendimenti del sindaco un patrimonio culturale, turistico e paesaggistico della città, oltre che ad una linea di collegamento pubblico importantissima. Inoltre, mi hanno spinto motivazioni più personali: come uno delle circa 600 e più persone che lavora alla Sissa, che avrà a brevissimo sede al Santorio, sono preoccupato dei collegamenti che l’Istituto avrà con la città. Come scienziato ho poi sperimentato che un gita sul Tram è una occasione unica per impressionare favorevolmente, anche dal punto di vista lavorativo, i nostri moltissimi colleghi stranieri ed italiani in visita a Trieste, sempre pronti a godere delle «bellezze del luogo». Come spero sia chiaro, in tutto ciò, la mia appartenenza politica non c’entra (non si sente ma il Bollettino sta ridendo😂, ndr), tanto più che “razionalizzare il trasporto pubblico” focalizzandosi su risparmi di spesa, senza considerare l’impatto sulla qualità della vita è da molto una costante di quasi tutte le amministrazioni pubbliche, indipendentemente dal loro colore politico. L’adesione al gruppo che ho fondato significa esercitare una pressione all’amministrazione comunale perché riveda i suoi piani su questa tratta di Trasporti”.
Pressioni che nonostante il recente e lungo stop del Tram attuale non si sono più viste, anche perché cane non mangia cane e certo quel Salucci che “la mia appartenenza politica non c’entra” ( 😳 ) non poteva certo andare contro il Comune in versione sinistra.
Meditate, gente, meditate….

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👉 Per completare il quadretto vi alleghiamo alcune delle segnalazioni pervenute al Piccolo qualche anno fa, davvero singolari a fronte del mutismo di oggi….Clicca su “ContinueReading”

Ho letto con attenzione i vari articoli sul tram di Opicina e in particolare quello dove si trattava dei tram storici. Bene. Come abitante di Opicina tengo a precisare al sindaco Dipiazza che per noi il tram è sacro. Non si tocca. È come uno di famiglia. Diverse generazioni di opicinesi ci hanno lavorato. Ma nell’articolo non è riportata una notizia molto importante, che non tutti conoscono.
Le vetture storiche sono due, la verde n. 1 e la rossa n. 6. Qualche anno fa mi ero interessato per noleggiare quella verde in occasione del matrimonio di mio figlio. Mi fu risposto che non era disponibile perché aveva l’impianto elettrico rotto. Danni seri, non riparabili alla svelta. Sembra che tale inconveniente sia occorso già nel 2004 e ancora oggi tale tram risulta inutilizzato a causa di questo inconveniente tecnico. Dipiazza lamenta di aver speso diversi milioni di euro per opere faraoniche, però ha dimenticato un piccolo intervento di ripristino dell’impianto elettrico dal costo di qualche migliaia di euro.
Jan Sossich.
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Diario. Trieste 2 marzo 2010. Oggi il tram di Opicina non funzionava, arrivato tardi in ufficio, questa mattina. Ormai ogni giorno tengo un diario sul quale appunto tutti i miei impegni e anche quello che mi succede. Anche il 2 marzo il tram non funzionava. Gli utenti, in attesa lungo le fermate della linea, come sempre non sono stati avvisati. Mi chiedo: il sindaco Dipiazza protesta perché costa troppo, sono stati spesi 8 milioni di euro e ora bisogna privatizzarlo. Però non si chiede perché non funziona, dopo il rinnovo tecnologico e per quale motivo non avvia un indagine interna per cercarne i responsabili? Prima della ristrutturazione del 2004, anche se ormai era fuori forma o quasi, tutto il sistema tranviario funzionava come un orologio svizzero. Ora di svizzero non c’è più niente, solo la grossa puleggia verde sistemata vicino alla casetta di attesa di Vetta Scorcola.
Dario Trampuz.
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E così il Dipiazza, giunto a governarci dal Friuli via Muggia, ha deciso la morte del tram di Opicina. Del resto che l’aspetto storico-culturale della nostra città non lo interessi minimamente l’ha dimostrato ripetutamente in questi ultimi anni, distruggendo tutto ciò che aveva attinenza con il passato: sono così spariti i lastricati teresiani, i cordoli, le fontane, vie e piazze e case hanno subito tragiche devastazioni, con sperpero di denaro pubblico e nella totale indifferenza degli organismi statali preposti alla tutela ed alla sorveglianza. Tutto ciò abbiamo documentato ampiamente, anche in questa pagina, nel corso di quasi dieci anni con esito pari allo zero. Adesso tocca al nostro tram che, certamente, ha un costo; ma anche tutto il restante sistema di trasporto pubblico costa e non per questo si pensa di farne cessare l’attività. La preparazione alla sua scomparsa, del resto, non data da oggi e rispecchia quanto già avvenuto, ad esempio, col Porto Vecchio: lì gradatamente si sono chiuse alcune linee, poi si è tagliato il collegamento ferroviario col Porto Nuovo e, infine, si sono levati addirittura i binari di collegamento con la stazione ferroviaria in modo da isolare completamente il complesso. Col tram è la stessa cosa: periodicamente qualcuno tira in ballo il suo motivo di esistere, emergono costi faraonici per la manutenzione (tutti giustificati?) inversamente proporzionali alla sua efficienza e, infine, cosa mai vista in nessuna parte del mondo, gli si mette in concorrenza la linea di autobus n. 4 che impiega qualche minuto di meno e, pertanto, è preferita dall’utenza. Per cui il tram gira semivuoto e ne è così dimostrata l’inutilità. Scientifico. Recentemente siamo stati a Linz dove un tram da più di cent’anni si inerpica, con un sistema di pressione sulle ruote, sulla collina sino al castello fungendo da linea urbana. Nello splendido Salzkammergut due carri-scudo a carbone, risalenti al 1890, portano i turisti in vetta alla montagna (i nostri sono stati stoltamente sostituiti da due schifezze moderne) e nessuno si sogna di proporne la scomparsa. Conforta che migliaia di triestini si siano mobilitati sui vari blog per difendere l’esistenza del nostro tram. Del resto al tempo del totosindaco, l’on. Menia disse deciso che il prossimo sindaco “dovrà essere uno di spessore”. Ce lo auguriamo di cuore.
Bruno Cavicchioli presidente.
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In merito alla segnalazione del 28 febbraio dalla quale si apprende che grazie al generoso interessamento dell’Associazione culturale Marino Simic il ”Tran de Opcina” è stato posto sotto vincolo e tutela da parte del ministero per i Beni e le attività culturali (in quanto di elevato interesse storico-cittadino) sentiamo il dovere e piacere di vivamente ringraziare l’associazione Simic per tale garanzia finalmente concessa all’amata tranvia, garanzia finora sottaciuta e praticamente ignorata dalle autorità cittadine. Con ciò devono cadere i periodici commenti dei nostri reggitori, sindaco compreso, sulla necessità di alienare e privatizzare la pubblica tranvia Trieste-Opicina dato il mancato ritorno economico della stessa. Se fosse valido tale loro principio, anche il castello di San Giusto dovrebbe venir alienato, dato che con i modesti introiti del biglietto d’ingresso non si coprono neanche le spese di taglio dell’edera rampicante i bastioni!
Società triestina di cultura

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