Piazza Unità d’Italia, Trieste, in versione LASKO PIVO : sindaco e assessore ai ferri corti.

BEVO LASKO FINCHE CASCO
Piazza Unità d’Italia ? Il salotto buono di Trieste che non potrà più essere violato da qualsivoglia manifestazione che ne lordi il suo prestigio. Così, più o meno, si espressero gli attuali reggitori del Comune del capoluogo giuliano due anni fa, quando assursero al potere grazie ad uno dei frequenti harakiri del centrodestra. Certo, piazza Unità come la piazza Rossa di staliniana memoria: inviolabile. Niente zumpapà zumpapà delle bande, né concorsi di miss. La normalizzazione culturale della sinistra non perdona e non fa prigionieri. Eppure c’è una caciara, un’atmosfera da sagra di periferia, che al sindaco di Trieste piace: è quella prodotta dal chiosco, anzi dai chioschi, della Lasko Pivo, presenti proprio nel salotto buono di Trieste nel corso della manifestazione più prestigiosa che questa città in declino verticale può offrire: la Barcolana. Prendendo atto della curiosa interpretazione del concetto di coerenza e del fatto che il baracchino della Lasko ( con annessa tekno music a tutto volume ) possa essere ritenuto armonico rispetto al luogo in cui è stato ospitato, non possiamo non rimarcare la differenza di analisi all’interno del Komintern che amministra la città. Da una parte il signor Sindaco Cosolini, che difende a spada tratta la presenza della Birra Lasko al centro di piazza Unità, dall’ altra l’Assessore di origine slovena Kraus, il quale infischiandosene del fatto che la proprietà della birra in questione sia di Lubiana, ha ammesso che lo scenario della piazza non era proprio il massimo. La domanda a questo punto sorge spontanea: ma il Comune quando ha concesso l’area in questione non si è reso conto di quanto si andava ad organizzare? No, dicono dal Municipio, perché la piazza è stata data agli organizzatori della Barcolana. Abbiamo capito, ma chiunque di noi se prestasse il salotto di casa a qualcuno, anche al migliore degli amici, prima vorrebbe conoscere quali sono i suoi programmi e le finalità dell’uso. O no? Una regola del buon padre di famiglia che in questo caso, evidentemente, è stata ignorata sotto un fiume di birra. Con tanti saluti agli esercenti dei bar circostanti, i quali, ricordiamo, per posizionare anche un piccolo banco esterno al locale devono produrre tonnellate di scartoffie burocratiche e pagare tutte le tasse di occupazione suolo pubblico.

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