Luttazzi snobbato dalla sua Trieste. Parla la moglie di Lelio e accusa: “il comune mi ha illuso e poi mi ha sbattuto la porta in faccia”

20131031_Luttazzi snobbato dalla sinistra a Trieste

Nelle periferiche pagine della cultura, annebbiate dietro un titolo dedicato alla mostra che viene allestita a Roma, trova spazio sul Piccolo di due giorni fà un’ intervista alla vedova del grande Lelio Luttazzi, artista epocale che scelse di trascorrere l’ultima parte della sua vita a Trieste. Città dove nacque e dalla quale nel dopoguerra partì per sviluppare il suo talento musicale. Ora, siccome magari non proprio tutti passano in quelle zone nella lettura del giornale, ci permettiamo di riprodurre una parte dell’intervista, dalla quale emerge anche un particolare curioso. Luttazzi, uomo di sinistra, è stato snobbato proprio da un’amministrazione comunale che in linea ideale avrebbe dovuto essergli più affine. Evidentemente l’assessore alla Cultura, Nonno Miracco, veneziano, non ha trovato interesse a conservare e valorizzare il ricordo del triestino Lelio Luttazzi. Buona lettura :

– E lei intanto ha deciso di andare via da Trieste.
– «L’assenza di Lelio è una ferita che non smette di sanguinare. Per questo sono andata a nascondermi in un appartamento sotto il colle di San Giusto, lasciando la sua piazza Unità. In questi anni senza di lui, un grande punto di forza per me è stato il professor Gilberto Pizzolato, fulminato da un infarto alla fine di settembre. Era un uomo straordinario, di grande sensibilità. Ogni 15 giorni andavo da lui a Cattinara, mi ha aiutata molto».
– E poi ?
– «Quando se n’è andato, ho capito che per me non c’era più niente a Trieste. Pizzolato mi ha aiutata a capire che Lelio vive dentro di me, anche se le sue ceneri sono nel mare di Trieste. E poi devo dire che, da un po’ di tempo, avevo fiutato in città una brutta aria». «Non ho mai digerito che il Comune abbia sbattuto la porta in faccia a Lelio quando volevo donare alla città le sue cose. Hanno perso anche l’occasione di far partire da qui la mostra “Lelioswing”. Io sono come la tigre: possono offendermi quanto vogliono, ma non tollero che si rifiuti Luttazzi. Tiro fuori le unghie. E mi sembra che questa città stia perdendo la memoria su alcuni suoi figli illustri ».
– Com’è finita la storia della donazione ?
– «Per mesi mi hanno illusa. Rassicurandomi che avrebbero trovato gli spazi per accogliere le cose di Luttazzi. Sono venuti a casa, hanno preso scatoloni con i primi materiali. Poi, silenzio. Richieste di incontri, mail, restavano lì senza risposta. Adesso, grazie ai Beni culturali di Roma, verranno allestite delle sale dedicate a Lelio nella Biblioteca Statale di largo Papa Giovanni. Il direttore Maurizio Messina e i suoi collaboratori sono già al lavoro sul progetto di Massimiliano Schiozzi, e io voglio ringraziarli».
– Luttazzi era così felice del suo ritorno a Trieste…
– «Questa storia è pazzesca. E grottesca. Lui, uomo di sinistra da sempre, è stato coccolato da un sindaco, da una giunta che la pensavano in maniera del tutto diversa. Ha trascorso degli anni davvero felici. Lelio era innamorato di Trieste. In tutte le interviste, in un modo o nell’altro, finiva per ricordarla. Adesso, evidentemente, qualcuno nella sua città l’ha dimenticato».
– Ha provato a rivolgersi alla Regione?
– «Per mesi ho chiesto un appuntamento al nuovo assessore alla Cultura della Regione. Che, tra l’altro, è un triestino. Niente, nessuna risposta. A Roma, a Milano, non mi hanno mai trattata così»

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