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In arrivo le nuove vetture del tram di Trieste. Saranno di colore rosso.

20140416_tram rossoSulla data esatta di riapertura della linea del tram che collega Trieste con Opicina non ci sono ancora certezze anche se, come più volte assicurato dal sindaco, i lavori dovrebbero terminare a breve.Quello che invece sembra ormai appurato è il nuovo colore delle vetture della linea tramviaria: ROSSOGià nelle scorse settimane giravano voci in merito alla scelta di riverniciare i tram della Trieste/Opicina, ma dopo la foto scattata questa mattina nei pressi dell’Obelisco non vi sono più dubbi. Un grosso elicottero dell’aviazione militare ha infatti provveduto al trasporto a Trieste delle nuove vetture del tram appena riverniciate negli stabilimenti specializzati di Buzet (Slovenia).
Evitiamo le solite polemiche “ – sembra aver dichiarato il Sindaco di Trieste Cosolini quando è stato chiesto il motivo della scelta del nuovo colore. Un appello tuttavia caduto del vuoto. Esultano infatti i rappresentanti locali dell’ ANPI che, presi da un eccesso di entusiasmo, chiedono anche l’intitolazione della stazione di Opicina al maresciallo Tito.
R
osso come il sangue morlacco “ ha chiosato invece un reduce della RSI esibendo la bottiglia di Cherry Brandy della Luxardo con la dedica del Vate ( “il liquore cupo che alla mensa di Fiume chiamavo sangue morlacco”, G. D’Annunzio ). Ma, a prescindere dalle boutade dei soliti noti, possiamo confermare che l’inaugurazione della nuova vettura rossa del tram si terrà alla presenza dello scrittore Boris Pahor. Dopo gli interventi delle più importanti autorità locali ( Cosolini, Serracchiani, BassaPoropat e Giancarlo Ressani ) si esibirà con alcuni canti popolari il coro partigiano triestino Pinko Tomazic. In scaletta anche la versione in lingua slovena de “El Tram de Opcina” e “VivaLà ePoBon”.

Esuli: filmato esclusivo, l’armata yugoslava di Tito vuole rieducare il presidente del teatro Rossetti di Trieste.

video ex jugoslavia

Il passaggio storico dello spettacolo di Cristicchi dedicato al dramma dell’esodo istriano non è passato inosservato. Dai monti della Slavonia l’ultima brigata partigiana comunista della Yugoslavia ha deciso di muoversi verso Trieste per prelevare il presidente del Rossetti, lo sloveno Budin, reo di aver permesso la messa in scena della rappresentazione teatrale che ha messo in luce quanto subito dagli italiani di Istria, Fiume e Dalmazia. Ecco il filmato, in esclusiva per il Bollettino, di quanto è accaduto sui monti vicini a Slavonski Brod. Immagini e parole che faranno discutere.
(PS: ringraziamo Simone Cristicchi che apprezzando la nostra satira ha condiviso questo video sulla sua pagina ufficiale facebook )

Ex Yugoslavia: struttura per bambini sopra 214 cadaveri giustiziati da Tito.

20130306-114934.jpgI fatti. Siamo nel 1945, le truppe guidate da Tito avanzano verso Trieste incalzando i militari tedeschi e croati in ritirata. Più di duecento di questi soldati, temendo – giustamente – un trattamento non proprio in linea con le Convenzioni di Ginevra da parte delle forze titine decidono di chiedere protezione agli alleati.
Il falso storico : Le cose non vanno per il verso giusto e nel maggio 1945, duecentoquattordici militari tedeschi e croati vengono lasciati nelle mani dei partigiani yugoslavi i quali, secondo le false cronache storiche, sulle quali solo oggi si è fatta chiarezza, avrebbero trasportato i prigionieri via mare verso i campi di lavoro di Curzola.
Ebbene questo è quello che tutti volevano farci credere. Solo oggi è emersa invece la cruda e crudele verità: quella nave infatti non giunse mai a destinazione, si fermò sull’Isola di Licignana (Jakljan) dove tutti i 214 prigionieri di guerra vennero giustiziati (senza processo) con colpi di pistola alla nuca nell’arco di una sola notte. “ gli isolani – scrive oggi (6marzo) il quotidiano di Trieste Il Piccolo – avevano udito gli spari, le urla di paura ed i gemiti di quegli sventurati “. E ancora : “sapevano in tanti, specie gli anziani, che in quel bellissimo angolo di terra emersa era stata perpetuata una strage, ma nessuno ha voluto raccontare nulla”. (articolo a pag.15 de Il Piccolo)
L’ennesima atrocità nascosta da quell’assordante silenzio servo delle Continua a leggere

MANIFESTO INFAME A TRIESTE. Stracciateli tutti !

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Accade a Trieste. Accade nel 2013. Accade dopo che per decenni è stato tenuto nell’oblio il dramma delle foibe e dell’esodo. Accade a ridosso del Giorno del Ricordo. Accade portando in dote la COLPA di chi non riconosce e vilipende un crimine storico che ha visto come vittime migliaia di Italiani. Accade all’ Università di Trieste senza che nessuno faccia o dica nulla. Proprio quell’Università finita sotto i riflettori per la messa in scena – qualche mese fa – dello spettacolo teatrale della nipote di Tito, la quale in più occasioni si è dichiarata “fiera di suo nonno”. (vedi link a fine articolo).
Noi lo denunciamo questo manifesto semplicemente infame e vile. Di sicuro non saremo i soli. E visto che nessuno sembra stia facendo nulla, almeno dalle parti dell’ateneo triestino dov’è esposta questa vergogna, non ci resta che chiedere una sola cosa : STRACCIATELI TUTTI !!

condividete e divulgate prima che mettano tutto a tacere !!!!

PS : dopo che questo articolo è stato postato anche su Twitter, abbiamo ricevuto il seguente tweet di replica che riportiamo senza commenti, perchè si commenta da solo …
l’account ” @Karsolin ” ci scrive alle ore 19.27 quanto segue :
Troviamo un buco e buttiamo dentro anche voi !

La nipote di Tito all’ Università di Trieste : clicca qui per leggere il nostro articolo

(nota: la foto del volantino ci è stata inviata via twitter e l’abbiamo utilizzata ovviamente dopo aver verificato che corrispondesse alla realtà dei fatti)

Allo stadio di Livorno la curva intona cori sulle foibe. Ma le denunce le prendono solo gli altri.

i tifosi del Livorno con striscione Tito

In questi giorni si è gridato allo scandalo, giustamente, perché nel corso della partita Livorno Verona qualche tifoso scaligero si è lasciato andare ad un vergognoso coro che riguardava Morosini, il calciatore morto per un arresto cardiaco in campo lo scorso marzo. Condanna più che motivata da parte della pubblica opinione e probabili conseguenze sul piano giudiziario. Sempre nella stessa partita, però, poco prima dell’inizio i tifosi labronici, la cui curva è indirizzata su posizioni staliniste (chiamate uno psichiatra, o un esorcista a seconda dei casi), si sono lasciati andare – come potete sentire nel filmato (link sotto) – ad un poco simpatico coro sulle foibe, intese non in quanto cavità carsiche, ma come luogo di morte, con un evidente sfregio alla memoria di coloro i quali vi trovarono la morte. La cosa sorprendente è che, nonostante questi cori siano palesemente offensivi di un dolore e di una sofferenza che ha coinvolto decine di migliaia di italiani, nessuno ha mosso foglia: né la stampa, né la giustizia sportiva e neanche quella ordinaria. Per la cronaca il sindaco di Verona si è scusato per le offese a Morosini e il Comune si è costituito parte civile, il primo cittadino di Livorno invece sulle foibe N.P. (non pervenuto). Sinceramente, ci saremmo stupiti del contrario.

—- qui sotto il video dei cori —-
poi clicca qui per altri sensazionali notizie su questo espisodio

Nipote di Tito show: eccoli, tocchi gli altarini e partono offese e minacce. La sinistra di sempre.

pubblichiamo il commento di Vanja Macovaz, della Lista di Sinistra dell’università triestina e di seguito, ovviamente la nostra replica.

Vanja Macovaz : ” visto che vi divertite tanto a fare i giornalisti, abbiate almeno la decenza di firmare gli articoli, che un po’ si sappia chi scrive cosa e che si possa controbattere a tono o, alla più sporca, passare per vie legali nei confronti di articolista e testata, qualora se ne presenti l’occasione.
Mi pare di capire che la vostra linea editoriale sia semplicemente la cosa più fascista esistente a trieste (e con fascista non intendo il “duce duce” che non mi stupirei di trovare nel cuore e nel verbo di qualche vostro giornalista, bensì alla diffamazione ed ai metodi terrificantemente stupidi ed ignoranti con i quali vi ponete al pubblico) “

Abbiamo osato mettere in dubbio l’opportunità di mettere in scena all’Università di Trieste una rappresentazione teatrale scritta dalla nipote del maresciallo Tito, la quale si dichiara orgogliosa del nonno, ed eccoli qua, che escono con il solito rituale. Ma infondo li conoscevamo bene: quando c’è qualcuno che osa attaccare i loro altarini, loro spuntano fuori, anzi sputano la più scontata delle accuse: fascisti. Come sempre. Il giovane organizzatore dell’evento in questione però Continua a leggere

L’Università di Trieste ospita un’opera teatrale della nipote di Tito che si dichiara “fiera di suo nonno”. Fiera anche delle foibe e dello sterminio di Goli Otok?


La  lista di sinistra universitaria ha pensato bene di organizzare nell’aula magna del nostro ateneo uno spettacolo teatrale scritto dalla nipote di un benefattore dell’umanità come il maresciallo Tito. Lo sfondo del testo è la guerra civile yugoslava, nel cui contesto Svetlana – questo è il nome della nipote – da medico prestò servizio lasciando Belgrado per la Bosnia.  “
Storie di uomini e donne che hanno avuto il coraggio di ribellarsi ai pregiudizi, di rompere la catena dell’odio e della vendetta”, così recita l’invito e chissà se i simpatici ragazzi della Lista di sinistra (link sotto), vista la nobiltà del tema, non trovino per strada l’onestà intellettuale di chiedere a Svetlana Broz se forse, ma forse eh, prima di farci le predicozze contro “l’odio e la vendetta”, non sia il caso di rivedere una sua dichiarazione (“Sono fiera di mio nonno” – vedi link sottoche grida vendetta al cielo da queste parti, visto quello che combinò Tito: tipo la pulizia etnica ai danni di tanti italiani e lo sterminio dei dissidenti politici sull’isola di Goli Otok, così giusto per fare due esempi che non sono proprio cazzate. Perché forse ai Continua a leggere

Mostra su Tito “statista di pace” a Muggia (ts). Le scuse dell’assessore De Anna per l’infelice saluto inviato da un suo segretario.

Non sappiamo quale possa la miglior definizione di “statista”, ma va da sé che essa, quando espressa in forma istituzionale dovrebbe tenere conto della storia e delle sensibilità dei territori. Bene ha fatto quindi l’assessore regionale alla cultura De Anna a scusarsi (vedi Il Giornale di oggi link a fine articolo) per il non brillantissimo indirizzo di saluto pubblicato sul catalogo della mostra fotografica “Yoko Lennon Tito-one conceptual event” organizzata dal Comune di Muggia (sindaco Nesladek). Una rassegna di cui in pochi ne sentivano la necessità e che gioca sul lato eccentrico e da megalomane dell’ex dittatore, al quale piaceva culeggiare con il jet set internazionale e che per questo, più che per le suggestioni pacifiste, accettò l’invito di Lennon e Yoko Hono di piantare due ghiande “della pace” nel suo giardino a Belgrado. Va detto che le suddette scuse sono Continua a leggere

Oggi giornata di festa. Il 12 giugno del ’45 Trieste fu salvata dalla pulizia etnica di Tito. 

Oggi se permettete festeggiamo. Lo facciamo perché il 12 giugno di esattamente 67 anni fa Trieste fu liberata sul serio. La storia parla chiaro: in quella giornata se ne andarono fuori dalle balle gli occupanti: le allegre truppe del maresciallo Tito, che per più di un mese fecero vivere alla città un periodo di terrore e di oscurantismo. Si perché “ i liberatori” del 9° Corpus avevano messo Continua a leggere

In Slovenia Tito è ban-dito, da noi invece veleggiano ancora le bandiere della vecchia Yugoslavia comunista.

In Slovenia vivono nel presente, in Italia più di qualcuno è rimasto fermo al 1945.
A Lubiana la sola intenzione di festeggiare in una scuola la data del 25 maggio, giorno della nascita di Tito, provoca la ferma e risoluta reazione del governo sloveno che vieta la realizzazione di qualsiasi evento collegato a questa ricorrenza, anche perché c’è una sentenza della Corte costituzionale che sancisce il fatto che “il maresciallo è il simbolo di un regime totalitario, per cui voler celebrare la sua figura é un atto incostituzionale“. Da noi invece, Madama la Marchesa, le cose vengono prese con una certa cavalleria. Emblematico quello che é accaduto a Gorizia, ma che in parte succede anche a Trieste nel lasso di tempo che va dal 25 aprile al 1 maggio. Nella fattispecie fra Ossario e Piuma, nel goriziano, qualche buontempone ha eretto –  durante la notte – una specie di albero della cuccagna con appesa, oltre alla rituale bandiera rossa, anche quella yugoslava (foto). E come fa notare Fabio Gentile, consigliere comunale a Gorizia, trovandoci Continua a leggere